Scrittori e cronisti di storia patria son di comune accordo, che tutte le borgate e castella che sono nelle vicinanze di questa nostra città di Teano, incominciarono a sorgere verso il nono e decimo secolo e anco nei successivi; e ciò per le diverse invasioni barbariche di popoli settentrionali nati, nonchè quella dei Saraceni o Musulmani.
Questi dimorarono per oltre a quaranta anni presso il Garigliano, e da quella parte si dettero a depredare l'agro Teanese e Capuano, né si potette colla forza di scacciarli: così il Pellegrino, tom. 1 pag. 235. A siffatte invasioni si aggiunsero ancora la peste ed incendi, specie quello del 1063 rimanendone vittima mezza città. Per tante e diverse peripezie la maggior parte degli abitanti Sidicini cercarono asilo e rifuggio sui colli e nelle campagne, ed in luoghi meno accessibili a queste orde devastatrici. D'onde l'origine delle varie borgate e castella nei dintorni della città di Teano.
Da qui ancora l'origine di S. Giuliano, che giace in amena ed incantevole posizione topografica, da cui si ammira tutta l'estesissima pianura campana, il mar Tirreno, il monte Vesuvio, i Camaldoli, le città di Capua, S. Maria, Caserta, Maddaloni, nonché le isole Ischia, Procida, Capri e Nisida. Aere saluberrimo vi si respira, ripetendo quasi le stesse parole, che Benedetto Pezzullo riporta nel suo Discorso Storico sulla Città di Teano; questi ragionando della Via Adriana, la quale mettea in comunicazione la Latina con la Via Appia, e che questa contrada di S. Giuliano attraversava, così s'esprime. La Via Adriana passando per il parimento dei tre vescovi, e lasciando a destra il Villaggio di S. Giuliano, e l'altro delle Cappelle a sinistra, da dove per la distanza di due miglia circa è quasi sempre traficata sino al luogo detto l'anticaglie, e porta sull'ameno colle di belvedere, ove sorgono fresce acque e cristalline, che formano un pante chiamato di Centofinestre, della cui etimologia non vi ha tradizione alcuna; ma quivi, o prima di giungervi dalla parte di S. Giuliano, luoghi ora arbustati, querceti ed olivetati, delle reliquie vi si osservano gli antichi edifizi deliziosissimi per l'eminenza, ed aere saluberrimo vi si respira, per la prospettiva, che di lassù si gode delle migliori e più grandi pianure di questa Campagna Felice.
La maggior parte di questa borgata è edificata sopra ruderi di antiche fabbriche e se ne osservano avanzi di ordine reticolato; non pochi dei poderi di mattoni o pietre di tufo sistemati alla pelasgica sono stati dissotterrati come vasi etruschi di varia forma, ampolline di vetro, oggetti di terracotta come pignatte, ziri, anfore, lucerne, e diverse monete romane.
Ho detto ce questi ruderi sono opere di tempi antichi, e ciò argomentasi dalla via Adriana che vi transitava dai sepolcri e monete romane. E poi in tempo dell'impero queste località, specialmente il territorio Cearinolense dove era l'antico Foro Claudio, non molto lungi da qui, erano molto celebrate dai Romani, e si crede che qui e nei dintorni vi erano colonie romane, attratte dalla prodigiosa fertilità del suolo campano, e per i vini di Salerno e del Massico; ed i Romani quasi proverbiando, dicevano, avervi Bacco e Cerere esercitata a gara la loro prodigalità, così: Orazio e Tito Livio da ciò deducesi essere questi ruderi, avanzi di fabbriche romane. Ancora la Chiesa fu costruita sopra fabbriche di mattoni e pietre, essendo stato da me osservato durante le operazioni di restauro. Il tempo in cui questo villaggio fu costituito in Parrocchia è ignoto, per essere depositati i documenti riguardanti la fondazione delle varie Chiese Parrocchiali e Collegiali dell'intera Diocesi; come l'archivio capitolare per causa di un incendio circa il 1600; e l'archivio della Curia Vescovile, che nell'anno 1660 da Monsignor Ottavio Boldoni furono trovati tutti i documenti rosi e fradici a causa dell'umidità, essendo allora la Curia a pianterreno sotto il palazzo Vescovile che di poi lo stesso Prelato fè costruire l'attuale Curia, facendovi trasferire soltanto quei documenti rimasti intatti.
La Chiesa Parrocchiale si crede, che fosse stata costruita infra gli anni 1500 e 1600, e ciò argometasi dai Registri Parrocchiali, e dalle Campane appositamente fuse per detta Chiesa, la più piccola nel 1618, e la più grande nel 1620, che si ruppe nel 1896 con la scritta: Sancte Iuliane ora pro nobis. Pria di quest'epoca una parte della Chiesa era adibita per l'uso di oratorio pubblico per l'esercizio del culto dei nostri Padri, i quali costruendo la presente chiesa per dare la dovuta spessezza alle mura, celarono quell'immagini, che in occasione di restauro furono da me scoperte nel 1898. Dalle immagini una è la Beatissima Vergine, l'altra è S. Antonio Abate.
Il paese è agricolo, vi si fa industria di animali, vi abbonda ogni sorta di cereali, vi si coltiva la vita, vi fiorisce l'olivo, il castagno, l'arancio ed altro.
Siccome giaceva in abbandono per deficienza di vie trafficabili atte a frequantare il commercio; e ne comunicazione avea col centro di Teano, nell'anno 1857 per ordine emanato dal Re Ferdinando II, vi fu costruita la presente strada a spese dello Stato, rimanendo così il villaggio giusto a metà fra le due città Teano - Sessa. Attualmente per questa strada resta la manutenzione e restauri occorrenti la Provincia di Terra di Lavoro. |