A S.Marco, nonostante l'evoluzione culturale, sopravvivono molte credenze popolari, come si è potuto riscontrare da un'indagine popolare fatta ai nonni del paese.
Molti rovesci di fortuna e malesseri fisici nel passato venivano attribuiti al malocchio.
Il malocchio
Per scoprire se una persona fosse stata oggetto di malocchio si usava riempire un piatto d'acqua, poi la "fattucchiera" metteva un po' d'olio in un cucchiaio e recitando mentalmente la seguente giaculatoria segreta:
"Maluoccio contruoccio
ceca gl'uoccio,
schiatta maluoccio.
A nome della SS Trinità
gliu maluoccio a (nome della persona colpita dal malocchio)
famme levà",
vi immergeva un dito e lasciava cadere delle gocce nel piatto. Se c'era il malocchio le gocce d'olio tendevano ad allargarsi. A volte chi subiva un forte spavento ricorreva ad una persona esperta che, con pratiche e preghiere segrete, gli "levava la paura". Anche gli animali possono portare fortuna o sfortuna, come gatti e civette che risultano nefaste e la lucertola a due code simbolo di fortuna e di felicità a venire.
Una delle credenze più inquietanti e antiche, oltre che diffusissima ancora oggi, è quella delle famose Janare. La parola è antica e proviene da Dianara, cioè sacerdotessa di Diana. Le Janare sono gli angeli della notte, discendono la loro credenza addirittura da una titanessa la cui origine è alquanto oscura. I greci credevano nella titanessa Ecate, e attribuivano allo stesso Zeus un grande rispetto per questa figura. Nelle terre orientali Ecate aveva addirittura forma tripartita, con tre teste e sei braccia, e in alcuni luoghi la si rappresentava con le tre teste distinte e diverse l'una dall'altra: una umana, una di uccello ed una di cane; ma la rappresentazione più classica della titanessa è quella che la vede come una sorta di Giano.... trifronte. Il corpo con due sole gambe umane, si dipartiva in una sorta di tripode rovesciato per finire con tre teste accostate alla nuca. Ecate era anche la protettrice del bivio della strada, per cui una sua immagine potevasi incontrare con le facce rivolte ognuna verso una delle direzioni del bivio. A questo proposito non è inutile ricordare che anche Giano, divinità tra le più importanti dell'olimpo latino, sovrintendeva all'inizio e alla fine di ogni azione di una certa importanza, e che il suo tempio restava sempre chiuso per essere riaperto esclusivamente in tempo di guerra. Una divinità, Giano, ugualmente inquietante e misteriosa, che ben poteva trovare una via di fusione con la Ecate greca. In epoca tardo ellenistica Ecate si confuse con Diana, che era la dea cacciatrice dei boschi e della luna, per cui le dianare, sacerdotesse della luna, divennero ben presto delle streghe, sacerdotesse cioè della Ecate trimorfa. Come tali erano considerate malvage, votate a fare del male a chiunque gli capitasse a tiro. Altra probabile antenata potrebbe essere la Lilith delle leggende ebraiche. Nel Vecchio Testamento Lilith è un demone femminile che disturba il sonno degli uomini. In una leggenda ebraica Lilith sarebbe stata addirittura la prima moglie di Adamo, precedente alla stessa Eva e che Adamo avrebbe scacciato confinandola nel vuoto a causa del suo cattivo carattere. Sarebbe proprio il desiderio di vendetta per quella che dovette considerare un'ingiustizia, che la spingerebbe nelle sue scorribande notturne. Comunque sia, la Lilith ebraica trova a sua volta una antenata nella Lilitu cananea, altro demone femminile che molestava gli uomini. In epoca medioevale le dianare divennero anche sacerdotesse del maligno, e in quanto tali furono combattute dalla Chiesa che, come ben sappiamo, illuminò con frequenti falò le piazze europee dando pubblico spettacolo delle torture ad esse inferte fino a bruciarle vive. Nel Medio Evo non era difficile essere una janara, bastava avere un atteggiamento un po' stizzoso diverso dalla massa, oppure avere il coraggio di affermare le proprie idee o bisogni per diventare delle streghe(o stregoni). Gli alunni della Scuola Media, a.s. 1993-94 così descrissero la Janara in un opuscolo che pubblicarono a seguito di uno studio sul territorio: La Janara era una specie di strega che di notte entrava nelle stalle e rubava gli asini, riportandoli solo all'alba sfiancati e sudati e con le criniere intrecciate all'inverosimile. Per scoprire se una donne fosse "janara" bastava apostrofarla con la formula "Janà vie' pe' sale". La strega a cui veniva rivolta la frase, irresistibilmente si sarebbe presentata, il giorno successivo, per chiedere il sale alla persona che l'aveva apostrofata. Altro metodo consisteva nel mettere una scopa dietro la porta della Chiesa durante la Messa della notte di Natale. Al termine della funzione, infatti, quando tutti potevano liberamente tornarsene a casa, la janara restava intrappolata a contare i fili della scopa. Per impedire alle janare di entrare in una stanza, si mettevano ai quattro angoli dei cartelli con la scritta:
<<Verbo caro fattumesto
Voi Gesù concepiste.
Verbo caro fatto senza esto
voi Gesù assorbiste>>.
La janara, prima di morire doveva sopportare una lunga e dolorosa agonia: la sofferenza durava fino a che non avesse trovato una persona disposta ad accettare l'eredità della sua arte.
Le streghe sono sempre state combattute dalla Chiesa, e nel 500 in Europa ci fu la diffusione di una vera e propria persecuzione violenta che colpiva soprattutto le donne. Nel MedioEvo c'era stata la lotta contro la stregoneria proprio perché la Chiesa intendeva estirpare i residui di paganesimo, ma fu proprio verso l'inizio dell'età moderna che la lotta divenne particolarmente cruenta e centinaia di donne finirono al rogo. Forse non è inutile ricordare con quanta violenza certi "mezzi di persuasione" furono utilizzati dagli inquisitori, ricordiamo fra tante le macchine di tortura come la "Vergine di Norimberga", il "tavolo-stiratoio", la corona astringente e via discorrendo, con i quali, si sa, si riusciva sempre ad ottenere una confessione che sbatteva letteralmente al rogo il povero malcapitato o la povera donna. Non bisogna dimenticare che questo è anche il periodo della controriforma ed è uno scorcio di storia insanguinata dalle guerre di religione, per cui ben poca cosa appare la lotta alla stregoneria se non inserita nel più vasto intendimento della Chiesa di combattere qualunque forma di discussione sui suoi principi. Lo stesso filosofo naturalista Giordano Bruno, reo di aver espresso le proprie convinzioni sul mondo e sulla storia, finì arso sul rogo, senza contare il carcere inflitto a Tommaso Campanella e l'accecamento di Galileo Galilei.
Seguendo lo studio effettuato dai ragazzi dell'allora scuola media sanmarchese, troviamo altre notizie relative alle credenze popolari. Una figura citata dagli alunni è quella del licantropo: "Secondo la tradizione popolare l'uomo che nasceva la notte del 24 dicembre diventava gliupo mannaro , che di notte si aggirava per il paese. Era sufficiente salire il terzo gradino di una scala, offrirgli del latte oppure mostrargli una croce per mettersi in salvo.
Un'altra credenza popolare è quella di Mazzamauriegliu , una specie di spiritello mattacchione e un po' furfante che amava fare scherzi e prendere in giro i paesani. Pare che il suo massimo divertimento fosse quello di spaventare a morte la gente e solo quando raggiungeva quest'obiettivo, finalmente si acquietava nella certezza che la sua giornata non fosse trascorsa invano. Così, ad esempio, tirava coperte e lenzuola ai popolani che dormivano in santa pace, o faceva loro il solletico sotto le piante dei piedi. Ma se qualcuno gli stava simpatico, era capace di farlo arricchire facendogli trovare soldi e tesori, oppure lo colmava di premurose attenzioni, come rassettargli la casa, rigovernare gli animali, pelargli le patate ecc ecc".
"Nciarmi" e gesti rituali per guarire dai malanni.
Nel passato, mancando la facoltà economica per rivolgersi al medico, gli abitanti di S.Marco si rivolgevano spesso e volentieri a fattucchieri e maghi vari per curare i loro malanni. Erano, fattucchieri e guaritori, delle persone che curavano con formule magiche ed infusi d'erbe.
Contro il mal di pancia si poneva una felce sull'addome del paziente e si recitava "albero che no' mini frutto, feuce che no' rai fiore, a S.S.Trinitù leva stu relore" .
Per combattere l'edema si metteva oro e argento "battezzati" sul gonfiore, pronunciando la formula: "Oro e argiento tengo mmani, resibela rossa vattenne a mmaro. Santo Cosma e Santo Damiano, je 'o 'nciarmo e tu 'o sani".
Per curare il mughetto ai bambini gli si metteva un gatto in braccio e si faceva passare la coda dell'animale in bocca al piccolo paziente pronunciando quest'altra formula: "Curri malesciacqua ca te seguito c' 'a cora re ru jattu".
Per guarire le scottature si sputava sulla parte malata dicendo: "Cielo santo e terra scusa, carne cotta reventa crula, Ddio c'ha comparso e Isso 'o stuta e je ce rongo ru santo sputo".
Per scacciare i vermi dall'intestino si diceva:
"San Gregorio era p' 'a via,
scontava la Vergine Maria
che ricea:
-che fai Gregorio p' 'a via?
-Ammazzu ri viermini!
-Ammazzeri a nnome r'a Vergine Maria
e tutti ri santi 'n cumpagnia."
Se queste erano le formule magiche per 'nciarmare, non mancavano i rimedi più vicini alla medicina naturale dei cosiddetti guaritori:
Ferite : si usava fare delle applicazioni sulla parte malata con fili di ragnatele o pezzi di corteccia d'albero.
Foruncolosi infetta: si applicava sulla parte malata un impasto di pane e zucchero masticati e ridotti in poltiglia.
Otite: Si versava nell'orecchio malato un po' di latte di puerpera, madre di una femminuccia.
Ustioni : si tagliava una patata a fette e la si applicava alla bruciatura.
Per diventare intelligenti e buoni: si ingoiava il cuore di una rondine ancora palpitante.