Il primo insediamento stabile di cui si hanno notizie è quello di alcune ville romane di cui si possono ancora rinvenire alcune tracce. Tali ville dovevano essere abbastanza grandi e con numerosi schiavi e in posizione panoramica. La prima si trova in località "Acquaruoli" e ne resta solo l'antica cisterna. L'altra si trova in località "Pergola" e la sua cisterna ha dato luogo alla leggenda della grotta dei briganti.
Durante le invasioni barbariche, i boschi e la sommità delle colline offrirono qualche rifugio alla popolazione della zona.
Il risveglio civile fu portato nel nostro paese dai monaci che costruirono i due conventi di "Meduni" e della "Masseriola".
Il primo è stato spianato dopo la vendita da parte dei proprietari e, nello scavo, si sono trovati due sarcofagi in terracotta, poi distrutti, resta solo una parte della grotta che fungeva da frantoio per le olive della zona. Il secondo, fortunatamente, è in buono stato di conservazione con gli splendidi affreschi della chiesetta del convento.
Nel Seicento, il nostro paese sotto la dominazione degli spagnoli dovette conoscere un certo risveglio.
La chiesa parrocchiale è dello stesso periodo. Le prime notizie riguardanti la chiesa di S.Marco risalgono infatti al 1614, da quanto riferito dal parroco don Enrico Verdolotti. Il campanile è di epoca recente, dopo il 1800, fatto costruire dal sacerdote don Giacomo Messa, mentre una delle campane porta incisa la data del 1748. Ciò farebbe pensare che precedentemente ci sia stato un campanile più piccolo. Quindi l'attuale Chiesa è la risultante di varie costruzioni effettuate attraverso il tempo dai vari sacerdoti succedutisi alla guida pastorale del paese. L'ultima ristrutturazione è recentissima, infatti è stata inaugurata il 18.04.1994 dal vescovo S.E. Francesco Tommasiello. Tra tutte le novità apportate, degna di considerazione risulta l'ampia e lignea struttura del tetto " a capriate". Probabilmente questo tetto è stato progettato per ritornare all'antica struttura risalente forse al 1200. In quest'epoca, infatti, si usava l'elevatezza del soffitto "a capriate" sia per elevarsi verso Dio, sia per la facile reperibilità del legno. Le navate della chiesa sono attualmente tre, la centrale è più ampia, forse perché era la sola esistente in origine, alla quale man mano si sarebbero aggiunte le altre due. Gli elementi che invece portano a far pensare che essa appartenga al 1400 sono la decorazione "a rosoni" e "conchiglia" che avvolgono la nicchia laterale a sinistra in cui è ospitata l'immagine scultorea del "cuore di Gesù", e a ciò si aggiunge la linearità degli elementi che compongono l'Altare Maggiore. A chi entra nella Chiesa per la prima volta, la cosa che colpisce di più è il presbiterio, dove si erge un sontuoso altare. Questo è stato rifatto avvalendosi dei marmi smontati dal pulpito datato "Annus Domini 1951". Risulta costituito da una grande mensa di marmo di Carrara poggiata su un sagomato piedistallo sempre rivestito dello stesso marmo bianco con supporti neri e ai due lati dell'altare vi padroneggiano due sculture di due angeli, al centro, invece, c'è una colomba bianca che simboleggia lo Spirito Santo. Il parroco don Vincenzo Di Martino, cui è affidata attualmente la cura parrocchiale, si è prodigato molto per l'esecuzione dei lavori.
A S.Marco, poi, poco distante dalla Chiesa attuale si trova il monumento alla Croce che raffigura i simboli della Passione di Gesù. La nobildonna Pasqualina Messa voleva costruire una grande Chiesa in corrispondenza dell'attuale falegnameria, ma avendone avuto un divieto dall'allora vescovo, ripiegò sull'attuale Croce che fu costruita nel 1909, costituita da una croce di legno protetta da una tettoia in rame sorretta da colonne ferree, il tutto in stile Liberty. Sulla base di marmo vi è incisa l'iscrizione latina "AVE CRUX SPES UNICA". Dal basso verso l'alto troviamo i seguenti simboli: la Sacra Sindone con l'immagine del Signore impressa; poi le corde che servirono per legare Gesù. E' rappresentata la colonna della flagellazione con le relative fruste. Troviamo poi i piedi accavallati e inchiodati, al di sopra dei quali c'è la scala, la lancia e la canna con la spugna imbevuta di aceto e fiele che ci ricordano i tormenti patiti da Gesù. Una tunica bianca richiama alla mente quando Gesù fu spogliato prima di essere crocefisso; vi è rappresentato il cuore e il velo della Veronica, con impresso il volto del salvatore. Sui bracci laterali le mani inchiodate, il martello, le tenaglie, i chiodi e il palmo di una mano che forse ricorda lo schiaffo ricevuto da Gesù. Al di sopra della scritta I.N.R.I. c'è il gallo che, col suo canto, ricordò a S.Pietro di aver rinnegato il Maestro. Il terreno era di proprietà della famiglia Messa che provvide alla sistemazione architettonica del luogo. Il monumento è perfettamente equilibrato nelle proporzioni. Il semicerchio, in muratura, ha le stesse dimensioni dell'altezza dell'intero monumento, che rappresenta un esempio unico di leggerezza e ispira sentimenti profondi all'osservatore. |