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San Marco
 

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Il territorio
 

San Marco sorge su alcune colline al margine del gruppo vulcanico di Roccamonfina. Tale gruppo montuoso, che culmina nel monte Santa Croce ( 1006 metri ) è di origine sottomarina e iniziò la sua attività nelle era terziaria (circa 50, 60 milioni di anni orsono). L'accumulo di materiale eruttivo e di movimento della crosta terrestre fecero emergere l'intera zona e le eruzioni si susseguirono fino a tutto il periodo iniziale dell'era quaternaria, per poi estinguersi definitivamente qualche millennio prima dell'era storica. Le eruzioni del cratere laterale nel mondo Supraro( 507 m ) affiorano con rocce basaltiche in località Acquaruoli e nella collina di Pergola. Nelle valli e nella pianura di Maiorisi si trovano numerosi banchi di tufo e scorie vulcaniche che si sono consolidate degli strati inferiori. Vi sono poi sovrapposte, specialmente nelle zone pianeggianti, formazioni sedimentarie e alluvionali di epoca più recente. I terremoti, le sorgenti minerali e le mofete sono residue manifestazioni dell'attività vulcanica.
Il territorio, dai 50 metri sul livello del mare del fosso di Francolise in cui scorre il Savone, che lo cinge a sud, si estende verso nord ed est prima con la pianura di Maiorisi e poi si eleva verso San Marco culminando nella collina panoramica degli Acquaruoli ( 250 metri circa).

Il clima

Il clima è temperato, sia d'estate che d'inverno la temperatura si mantiene quasi sempre superiore allo 0. La primavera esplode ai principi di marzo e le precipitazioni piovose, abbastanza frequenti terminano ai primi di maggio, cui segue l'arsura estiva interrotta dalle piogge settembrine. Eccezionali sono le nevicate e le gradinate per cui si sono sviluppate in modo particolare le colture di alberi da frutta di tipo intensivo. 

I venti

I venti dominanti sono quelli a regime brezza che, spirando da est(Matese) e da ovest (Tirreno) contribuiscono all'amenità del lungo e, sgombrando il cielo dalle nuvole, consentono di osservare tutta la piana di terra di lavoro dalla costa tirrenica di Mondragone fino al Vesuvio e alle isole partenopee.

 L'idrografia

Purtroppo negli ultimi decenni si sono ridotte di molto le precipitazioni atmosferiche ed alcune delle numerose sorgenti si sono inaridite, ma la maggior parte di loro versano nei ruscelli la loro preziosa linfa. Scendendo dalla collina alla pianura troviamo la sorgente degli Acquaruoli che sgorga direttamente dalla roccia basaltica fessurata. "L'Otole", con la sua vasca costituiva la piscina dei ragazzi del paese, mentre "Cerquito" e "Oranto" costituiscono altre pozze alimentate dalle rispettive sorgenti. La "Fontanavecchia" è ormai abbandonata e versa ancora le sue acque nei lavatoi che hanno visto i sacrifici e il lavoro di tante donne del paese. "Cancello" era autosufficiente per le piccole sorgenti di cui era dotato. Il monastero di Metuni, ormai spianato, aveva una bella sorgente sui fianchi della collina di arenaria e versava le sue acque in un pozzo di raccolta e poi in un lavatoio. Dalla collina delle "Cese" scende ancora un rivolo d'acqua che si disperde nei campi.

Come si può non descrivere il piccolo"Eden" della Simona con la sorgente cristallina che immette le sue acque nella grande vasca con un isolotto centrale?

Vicino c'è ancora una casa con intonaci color rosso pompeiano, resto di antichi fasti, mentre il quadro è completato dalla storia dell'uccisione del vecchio serpente dalla testa coronata, grande come quella di un bimbo, che si abbeverava nelle limpide acque. All'ombra dei noccioli quest'anno si sente ancora mormorare lo scorrere delle acque delle Prieci o Barili e poi ancora l'acqua Sutterra e quella delle Pigne. Il lavoro dei monaci della Masseriola, nei secoli bui, diede origine e definitiva sistemazione alla fonte della Sialena che versa ancora le sue acque perenni attraverso la pietra basaltica scanalata. A Maiorisi, dallo zoccolo tufaceo che si trova al disotto del terreno agricolo, fiorisce, nei pressi del ponte sull'Appia, l'acqua che bevevano i viandanti arsi dal sole estivo, mentre Centofinestre, Cianci e Pisciariello, con i suoi tappeti di gigli acquatici, non si stancavano di generare acque ristoratrici. Per ultima, ma sicuramente prima della delicatezza delle sue acque oligominerali, la fontanella nella proprietà della famiglia Matarazzo che attingendo alle stesse falde della Calena, versa il suo Tesoro ha nelle acque ormai morte di quello che fu il Savone delle ferriere. Tutte queste sorgenti alimentano i due ruscelli che delimitano a ovest e a est il territorio di San Marco e entrambi i ruscelli (Pergola e Pigne) confluiscono infine nel fiume Savone.

 
Da "San Marco riscopre le sue origini", S.M.S "V.Laurenza", sez. stacc. San Marco, a.s.1993/94
 
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