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2 - La polemica sui fatti dell'ottobre 1860...
 

Il Messaggero della Campania

LA POLEMICA SUI FATTI DELL'OTTOBRE 1860

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A Garibaldi non fu offerta acqua "fetida"
quando consumò a Teano un frugale pasto

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Le memorie del prof. Vincenzo Boragine nel suo studio-critico sul celebre incontro - Vincenzo Borrelli offrì all'eroe un paniere di fichi e una bottiglia di vino - Il dittatore non volle essere ospitato in un palazzo

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Teano, 15 aprile

Sulla frugale colazione consumata a Teano da Garibaldi il 26 ottobre 1860, subito dopo lo storico incontro, molto si è sbizzarrita la fantasia popolare e quella di uomini di pseudo - cultura.
La colpa di tanto non risale né ad Alberto Mario, né al popolo, né agli altri citati perché se Alberto Mario ci tramandò quel modestissimo menù, egli non era tenuto per nulla ad illustrarlo col chiarire le parole usate; e così non può darsi colpa a quei poveri di spirito che ebbero la dabbenaggine di prendere alla lettera il significato dell'aggettivo «fetida» usato per qualificare l'acqua bevuta. Il poeta della terza Italia Gabriele D'Annunzio, nella sua «Notte di Caprera» si servì, nel suo componimento poetico, proprio di quel menù, e perché no?, anche di quell'acqua che il Mario aveva nel suo modo qualificata; ma con ben altro, più giusto significato e, noi pensiamo, con quello stesso significato attribuito dallo stesso scrittore che ne diffuse la notizia.
Ora lasciando in pasto quel significato letterale a qualche amico, che di cultura e di studio non ha per nulla l'espressione, pur convinti che il «cacio» non è di suo gusto, mentre sappiamo che apprezza molto l'acqua della nostra Teano, affidiamo il nostro commento a persone di quadratura mentale mentre poniamo in rilievo che nell'anno 1860 Teano era alimentata da un grandioso acquedotto, vera opera d'arte che il grande imperatore Adriano fece costruire per la città «Maxima» sulla via Latina.
Con ciò non intendiamo allontanarci dalla narrazione storica, da quella narrazione storica, sia pure locale, che, ricostruita con calma ed obbiettività nel corso di anni posteriori all'avvenimento, merita considerazione. Ci riportiamo, perciò, a quanto scrisse il compianto cittadino prof. Vincenzo Boragine nel suo studio storico - critico sull' Incontro di Teano - edizione Cavotta 1914, ora del tutto esaurita.
«E fu appunto in quella stalluccia, scrisse il Boragine, che da un cantiniere, tal Vincenzo Borrelli, fu offerta all'Eroe una bottiglia di vino, come il primo che estrasse Noè dai preziosi grappoli. E fu pure in quella modesta stalluccia che il contadino Pasquale Balletta, al «donator di un regno», volle, a sua volta, donare un paniere di fichi, stimando, forse, nella sua filosofica contadinesca ingenuità, di compensare col dolce frutto l'amarezza provata poco innanzi dal «Duce»di non aver potuto ottenere che «accanto ai cappottoni grigi combattessero sul Garigliano le camice rosse».
Orbene, se tutto ciò è troppo noto - né chi dettò quella lapide poteva ignorarla - perché falsare la verità? Perché non dire:
«Da questa stalluccia - ove si fermò coi suoi fidi - Garibaldi - additava all'omaggio del popolo - il Re d'Italia?»
Forse si volle in tal modo salvare la dignità dei teanesi di quel tempo per aver permesso che l'Eroe si fermasse in una stalla senza che nessuno gli offrisse ospitalità? Via neppure questo è esatto, dapoichè il compianto cav, Lorenzo Zarone, che per molte legislature fu deputato di Teano, in varie occasioni ha sempre narrato che, fra le 11 e le 12 di quel giorno, mentre Garibaldi ordinava al custode del carcere in piazza Mercato (oggi piazza della Vittoria) di metter fuori i detenuti politici - il signor Felice Cardente ed il popolano soprannominato «Cefisso» - egli offerse ospitalità al Dittatore nel proprio palazzo, e, alla gentile esibizione, il Duce ringraziando rispose col dire che sarebbe subito ripartito; ciò che effettivamente fece verso l'una dopo mezzodì.

 
"Il Messaggero" - Sabato 16 Aprile 1960
 
 
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