Carissimo Direttore,
In una famosissima canzone di Francesco De Gregori si legge: «La storia siamo noi…». Tante volte gli uomini attratti dal desiderio di inventare a tutti i costi la storia, finiscono col far ridere i polli. Questo è il caso di vecchi evangelisti vairanesi e marzanellesi, che da anni e anni con sforzi non indifferenti cercano d'inventare a tutti i costi una gloriosa pagina di storia della loro contrada.
È di questi giorni infatti la vergognosa notizia appresa dal film prodotto dalla Rai dal titolo «Il Generale» che l'incontro del Re Vittorio Emanuele II° e Garibaldi non è avvenuto a Teano bensì a Vairano; a tale notizia si sono avute grosse proteste: la prima fatta dagli allevatori di polli, insieme ai produttori di olio di semi i quali lamentano una rivolta di polli e galline, nel non voler più servire uomini capaci di pensare simili mostruosità, quindi di non essere disposti più ad andare a farsi friggere, mentre la seconda fatta dai Cittadini di Teano che la Storia con la lettera maiuscola non hanno bisogno d'inventarla, ma solo il dovere di difenderla e divulgarla, non per motivi di campanilismo ma per coerenza verso qualcosa di sacro. Al termine della battaglia di S. Angelo in Formis appariva sul teleschermo in sovrimpressione la scritta: «Vairano 1860» mentre il film rappresentava l'incontro tra il Generale ed il Re ad un bivio che prosegue con una curva a gomito verso destra sulla quale si vede una casupola, tale scena rappresenta fedelmente la descrizione dell'incontro avvenuto a Teano fatta da Cesare Abba e condivisa anche dal regista dello stesso film che in una intervista pubblicata sul mensile di febbraio di "Storia Illustrata" parla dell'incontro di Teano e non di Vairano. A tale proposito ci chiediamo il perché di quella ridicola e stonata scritta Vairano 1860?
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