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15 - Caro Veltroni venga a Teano
 

Lettera aperta al vicepresidente del Consiglio e ministro dei Beni culturali

"Fra poco qui troverà solo pietre e qualche fantasma"

Signor Ministro, ardisco scriverLe confortato dalla consapevolezza che difficilmente questo scritto giungerà nelle sue mani. Lo faccio, nel clima di polemiche creatosi in Teano per la mancata realizzazione del monumento a ricordo dell'incontro del 1860, ma solo per dare sfogo all'estremo grido d'angoscia di un teanese che assiste, giorno dopo giorno e dall'interno, all'inesorabile agonia d'una terra che ben altro splendore conobbe sotto il potere della Roma imperiale, delle dinastie angioina e aragonese e sotto il troppo oltraggiato dominio di Casa Borbone.
In questo paese, che di città ha ora solo il privilegio araldico di fregiare la carta intestata del Comune e il gonfalone, alcuni cittadini hanno preso l'iniziativa di erigere un monumento equestre ai Due che qui vennero a incontrarsi o forse a scontrarsi per collocarlo in una brutta piazza di periferia alla quale fanno cornice informi edifici, di disparate altezze, venuti su per via di soprelevazione in tutto l'arco di questo secolo. Era già tutto pronto per l'allestimento dell'opera, quando il direttore generale del Suo ministero ne ha vietato la collocazione giudicando quel monumento "invasivo" della piazza.
Ora il monumento c'è e non c'è! Mi spiego: le statue e i pannelli, pur da rifinire ancora, sono stati montati in via del tutto provvisoria su un trabiccolo di ferro. L'inaugurazione però c'è stata. Eccome il 26 ottobre erano in migliaia ad assistere allo scoprimento e ad ascoltare i discorsi dell'on. Mastella (il cui collegio elettorale dista molti chilometri da Teano) e del nostro Sindaco forse unico esponente dell'Ulivo in mezzo a parlamentari e consiglieri regionali e Provinciali del Polo. Si vociferava in paese che a sollecitare il decreto erano stati ambientalisti e uomini della Sua area politica. Ma, animato come sono da un pungente desiderio di non vedere più rinnegati a torto i fasti del nostro tramontato Regno delle Due Sicilie, non è per il precario monumento che Le scrivo. Avverto invece l'esigenza di dirLe a foglio aperto come le ultime sventure di Teano abbiano quasi un solo nome: Beni Culturali, lo stesso nome del Suo Ministero.
Saprà che Teano vanta un passato più che bimillenario; che la città romana, popolata secondo gli esperti da cinquantamila o forse centomila abitanti, giace ancora sotto il terreno che quotidianamente calpestiamo; che affiorano non trascurabili strutture di un teatro, di terme e templi d'epoca romana; che si sta realizzando (da decenni) un museo archeologico.
Tutte queste cose dovrebbero far pensare che Teano tragga dalla sua storia una fortuna e invece è il contrario: queste cose stanno segnando la fine di Teano che presto sarà un avanzo archeologico per colpa dell'archeologia.
Mi spiego ancora. Le Soprintendenze dipendenti dal Suo Ministero, deputate a tutelare ciò che resta di un tessuto urbano venuto su nei secoli senza strumenti urbanistici e leggi per l'ambiente, hanno vincolato gran parte del territorio comunale e del centro urbano nell'ambito di un parco naturale, altra parte posto sotto vincolo archeologico, mentre la legge Galasso e qualche vincolo idrogeologico hanno fatto il resto.
Con tutti questi vincoli non c'è da stare allegri per chi voglia intraprendere una qualsiasi attività edilizia, agricola, industriale o artigianale. Consideri solo due casi che possono documentare.
Primo. Un onesto lavoratore pensa di costruire all'estrema periferia del paese una casetta per la sua famiglia. Inizia lo scavo della fondazioni e s'imbatte in una muratura di tufo grigio locale. Gli cade addosso un' ordinanza di sospensione dei lavori per il rinvenimento di emergenze archeologiche. Solo dopo mesi e mesi riesce a far riconoscere che quella muratura è solo un ignobile avanzo d'una vecchia vasca, un "fusale" dove fino a qualche decennio prima gli ortolani usavano lavare le verdure da portare al mercato trasformandosi in inconsapevoli untori nelle ricorrenti epidemie di tifo. Risultato finale per il poveraccio; l'aumento di tutti i costi della costruzione.
Secondo. Per sistemare un giardino, senza altra opera che la creazione di qualche vialetto, viene concessa l'autorizzazione ma con l'onere di effettuare saggi di scavo da farsi, quasi un lusso d'altri tempi, con pala e cazzuola. Si scava fino ad una profondità che mai sarebbe stata toccata dalla pavimentazione dei viali e ovviamente non si rinviene nulla. Ovviamente, si, perché in quel sito c'era un modesto manufatto di un solo piano, costruito agli inizi del secolo e distrutto dai bombardamenti aerei . Al più si sarebbe potuto ritrovare qualche centesimo di Vittorio Emanuele III. Risultato finale: nessun teanese si azzarderà più a pavimentare un giardino. Queste cose, diciamo pure incidenti di percorso nell'esercizio della tutela dei beni culturali, potrebbero anche essere ben tollerate se a fronte del sacrificio ci fosse qualche vantaggio, ma di questi non si vede nemmeno un miraggio. Pensi che la costruzione dell'antiquarium di Teano, con tanto di finanziamento pubblico rimonta ai primi anni 60. Fu reperito il suolo lungo il viale che mena alla stazione. Quel suolo è ancora lì protetto più dai rovi che dalle arrugginite lamiere, mentre il finanziamento è ormai perduto. Alla fine degli anni 70 fu avviata la realizzazione di un vero museo archeologico nell'edificio monumentale che il Comune mise a disposizione del Ministero. Andiamo per il ventennale dell'iniziativa, ma del museo esiste solo qualche modesta sala, dotata di sofisticato allarme e vigilata da un plotone di custodi.
Che dire poi dell'altra grande realizzazione sulle rovine della chiesa dell'Annunziata, da anni in rifacimento a cura della Soprintendenza casertana, che la Curia vescovile generosamente ridusse ad uso profano proprio per favorirne la ricostruzione e la destinazione all'uso pubblico. Per sostenere il tetto vi hanno posto (senza dubbio a ragione) delle travi in ferro, sagomate alla bisogna, dallo spessore di quelle che si usano per i ponti ferroviari e là dove s'ergeva una bassa cupola maiolicata, che lasciava spazio all'agile e possente campanile dominante sull'intero panorama hanno creato una struttura di cupo metallo (dicono essere rame), d'una forma non dissimile da quella d'un silos per foraggi che non trova alcun richiamo nelle precedenti strutture o in opere consimili in tutto il comprensorio. E intanto "invade" prepotentemente, invasivamente, tutto il panorama.
E dire che tutto cominciò, con grande entusiasmo aspettativa , alla fine degli anni 50, sulla scia del grande interesse mostrato per Teano dal grande Amedeo Maiuri che alla nostra città aveva dedicato pagine dense di passione in "Passeggiate Campane".
Si dette mano allora a più campagne di scavo. Si scavò al tempio di Giunone, alle terme in località Trinità, al teatro e altrove. Poi, di colpo, fu interrotta ogni attività. Gli scavi lasciati aperti valsero solo ad indicare agli immancabili tombaroli dove attivarsi con sicuro profitto.
Signor Ministro, che i beni culturali vadano preservati è cosa giusta, ma che si imponga l'esecuzione di costosi sondaggi nel sottosuolo per sostituire un pavimento o di rigorosi saggi di scavo per seminare un prato e cosa quanto meno discutibile.
Non ho alcuna veste per invitarLa a visitare Teano.
Ma se vorrà farlo di Sua iniziativa si affretti. Se tarda e i miei concittadini disoccupati trovano qualche occasione di lavoro magari nel Terzo Mondo qui troverà solo pietre e qualche fantasma.

 
Guido Zarone - "Roma" - Mercoledì 6 novembre 1996
 
 
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