| Dichiarazione del sig. Conte Gennaro Caracciolo di Santagapito
Ancora dello storico incontro di Vittorio Emanuele II
col Generale Garibaldi.
Ho voluto intervistare l'egregio Conte Gennaro Caracciolo di Santagapito, - nel cui splendido palazzo in Teano fu ospitato, nei giorni 26, 27, 28 e parte del 29 ottobre 1860, il Gran Re Vittorio Emanuele - per vedere se sapesse qualche cosa circa lo storico incontro.
Accolto con squisita cortesia, come usa questo perfetto gentiluomo, son subito entrato in materia, ed egli ha preso a dire:
Lieto se, colle poche notizie che io potrò fornire, si potrà raggiungere il nobile scopo di ristabilire la verità di quell'avvenimento, eccomi a contentarla.
Fin quasi alle due della notte dal 25 al 26 ottobre 1860, erano stati ospitati in questo palazzo il Conte di Trani, i generali Ritucci e Salzano, che, verso quell'ora, partirono col loro seguito.
La mattina del 26, fra le otto e le nove, il sindaco di Teano sig. Camillo Castallo, presentò alla marchese mia madre il generale Della Rocca e il suo aiutante di campo principe Corsini, capitano d'artiglieria. Essi chiesero alloggio per S. M. Vittorio Emanuele, che, dicevano, sarebbe giunto a Teano in quel giorno. Mia madre si dichiarò onoratissima di ospitare il Re e di mettere a sua disposizione l'intero palazzo.
Disse di trovarsi ancora spaventata per causa che alcuni garibaldini, poche ore prima, avevano sparati dei colpi di pistola quasi sotto i balconi di questo palazzo. Al che il generale Della Rocca rispose: «Non tema, signora marchese; noi non abbiamo che fare con quella gente, e veniamo appunto per ristabilir l'ordine».
Soggiunse poi che lui sarebbe ripartito subito per ragioni di servizio, e che il suo aiutante di campo si sarebbe incaricato di preparare l'alloggio per S. M. Infatti, egli prese tosto commiato, e per tutta la giornata il suo aiutante di campo ebbe cura di preparare tutto l'occorrente, coadiuvato anche dai miei genitori, che si disposero a ricevere degnamente il Re.
Verso le sette o le otto di sera, avuto avviso che S. M. stava per giungere, furono disposti i nostri guardiani ed i famigliari in due file lungo il cortile del palazzo, e ciascuno di essi era munito di una torcia a vento.
Mio padre ed io, che allora avevo 14 anni, aspettammo il Re al portone d'ingresso, mentre la marchese mia madre attendeva sullo scalone del palazzo, all'ingresso dell'appartamento.
Poco dopo giunse S. M. Vittorio Emanuele a cavallo, col generale d'Angrogna, suo primo aiutante di campo, altri ufficiali superiori e un drappello di cavalleggeri.
Il sindaco presentò mio padre a S. M. e si entrò nell'atrio del palazzo.
In cima allo scalone mio padre presentò a S. M. la marchesa e, guidato da lei, alla quale il Re volle assolutamente cedere la precedenza, e seguito da noi, fu condotto fin nella camera da letto destinata a S. M. dove Egli si degnò trattenerci a conversare per circa mezz'ora.
Quando poi fummo da S. M. congedati, i miei genitori si ritirarono nel loro appartamento, ed io restai, coi nostri guardiani Clemente ed Eustachio, fuori la sala d'ingresso, in mezzo ai militari del seguito.
Ricordo come cosa che fosse avvenuta ieri: vi erano, fra gli altri, otto graduati dei Reali Carabinieri, che formavano la guardia d'onore, civilissimi ed istruiti. Essi mi mostravano le loro armi ed io mi divertivo tanto a vedere come i moschetti funzionavano.
Uno dei miei guardiani chiese ai detti graduati che razza di soldati erano i garibaldini, che la mattina, colle loro schioppettate, avean cagionato tanto spavento alla marchesa. Al che, uno fra quei graduati, rispose: «Sono giovani volontari, che seguono il generale Garibaldi: essi combattono collo stesso nostro scopo, e stamattina appunto, vicino a quella chiesetta, che sta fra Caianello e Teano, chiamato Borgo…Borgonuovo, si sono incontrati S. M. il Re e il gen. Garibaldi, si sono stretta la mano ed hanno parlato fra loro due parecchio tempo». Queste cose - ha soggiunto l'egregio conte Caracciolo - le ricordo come cose proprio di ieri: come pure ricordo che S. M. venuto qui il 26 ottobre, fu nostro ospite graditissimo il giovedì, venerdì e sabato; e la domenica, 29 ottobre, dopo aver ascoltato la messa nel duomo qui dirimpetto, stando sempre in ginocchio, terminate le funzioni religiose, uscì dalla chiesa, percorse a piedi, fra due ali di soldati, la Piazza del Duomo fino all'ingresso di questo palazzo, e, congedatosi con squisita gentilezza da mio padre e da me, montò a cavallo e partì alla volta di Sessa Aurunca per avvicinarsi a Gaeta.
Dopo così minuta ed esauriente narrazione, ho ringraziato l'egregio Conte Caracciolo della cortesia usatami, ed ho preso da lui commiato. Teano, 24 novembre 1907.
Prof. Vincenzo Boragine |