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... da uno scritto del dott. Claudio Cipriano
 
 

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Notizie storiche sulla Fiera di Sant'Antonio
 
foto d'epoca
È' indubbiamente molto antica l'istituzione di questa Fiera; chiaramente precedente alle fonti storiche che la ricordano, già dal XVII secolo, nel contesto di notizie attinenti la descrizione dello Stato e della Città di Teano. Ma la più vecchia e specifica informazione a riguardo c'è data da un documento manoscritto inedito del 1730, dell'Università di Teano, da cui si apprende che in quell'anno, a causa dell'indebitamento «di docati 4500 colli creditori fiscalari» si stabilirono «le seguenti imposizioni, cioè su l'animali necri alla ragione di grana due per ogni pezzo di quelli di latte, e di grana quattro per ogni pezzo degl'altri grandi, metà del compratore, e metà del venditore in ogni caso di contrazione, così da Cittadini, come da forestieri, che si faccia in qualunq: tempo in tutto lo stato di Teano» e «l'altre gabelle sopra le carni, si debono continuare nella Città, ed imponersi nel modo espresso in tutti li Casali, coll'aumento però d'un altro tornese sopra ogni rotolo di carne; che si debba esigere, ed imponete il dazio nelle due fiere di S. Antonio, e della Madonna di S. Prillo solam. e a i forestieri per ogni specie d'animali, e per qualunque sorte di robbe, à somiglianza di quel dazio, che s'esige nelle fiere circumvicine».
Da tale nota è facile intuire come, prima della imposizione del «dazio ai forastieri», questa Fiera fosse, a differenza delle «circumvicine» la più frequentata da questi, anche a causa della mancanza di balzelli. Successivamente il dazio, che dovette, forse, per qualche periodo limitare la presenza di commercianti «forastieri», fu non solo annullato ma addirittura sostituito da premi di riconoscimento per i migliori esemplari e ciò giovò notevolmente alla sua espansione.
L'afflusso era indubbiamente notevole che da una squisita poesia del can. Silvestro Bianco (Un banchetto in sogno, ovvero la cena sulla fiera di S. Antonio – 1822) ci sono segnalati numerosi nominativi di «tavernari» che, allora come oggi, erigevano sull'ameno colle le loro baracche a ristoro del pubblico che per 13 giorni invadeva la località ove si trattava ogni sorta di prodotti e bestiame.
Parimenti da una fonte del 1820 può desumersi l'importanza di questa manifestazione; infatti «il mastro di fiera, o sia contestabile che pria seggeva giustizia per cinque giorni, era prescelto tra gl'individui delle famiglie nobili del 2° rango di questa Città a differenza di quello degli altri mercati e fiere cittadine che «si eleggeva dal 3° ceto dei Cittadini» o «dal ceto dei conciatoi, stoccatori e calzolai».
Già da allora la Fiera venne ad acquistare quella sua peculiare caratteristica, durata fino ai nostri anni cinquanta, che tanto la rese famosa in Italia ed in Europa.
Infatti il commercio dei capi equini cominciò a sormontare rispetto agli altri e raggiunse una tale espansione, sia qualitativa che quantitativa, da indurre l'Esercito borbonico ad effettuare qui le leve dei suoi quadrupedi. L'ultima di queste fu fatta dal nostro Esercito circa cinque lustri addietro.
I soldati austro-ungarici, presenti nel Regno di Napoli fino al 1860, portarono nei loro paesi il nome di questa grandiosa manifestazione ed allorché con lo sviluppo delle reti ferroviarie le distanze non rappresentavano più un ostacolo insormontabile, si videro giungere a Teano centinaia di capi provenienti dal Tirolo e dall'Ungheria e la Fiera divenne, insieme a quella di Verona, la più grande rassegna equina d'Italia.
A cavallo dei due secoli si costituì, e fu attivissimo il «Comitato Festeggiamenti Fiera di S. Antonio» inteso «a dare notevole incremento alla fiera, soddisfacendo le crescenti esigenze dei tempi in rapporto al gusto ed alle comodità dei concorrenti» e che non mancava annualmente «pel (ogni) prossimo Giugno» di attuare «tutto un programma di festeggiamenti, con mostra zootecnica (premiata), corse di cavalli, pesca, musiche, fuochi artificiali, ecc.».
La Grande Guerra pose bruscamente fine all'apporto qualitativo d'oltralpe, ma l'afflusso continuò fino agli anni cinquanta, quando ancora il nostro scalo ferroviario vedeva giungere numerose mandrie di cavalli dalla Toscana e dall'Umbria, mentre a piedi, dagli Abruzzi o dalla Ciociaria, su dalla strada degli Svizzeri, sopraggiungevano a centinaia i cavalli gioiosamente accolti da una turba festante di ragazzi che li rincorreva fin sulla collina di S. Antonio ove, rinchiusi negli appositi steccati, esponevano ad un pubblico competente o curioso ed all'amore istintivo dei bimbi la loro meravigliosa bellezza.
Dal 1976 l'Amministrazione Comunale ha assunto l'iniziativa di rilanciare la Fiera , organizzando una Campionaria che si suddivide in tre settori: Agricoltura – Artigianato – Autoveicoli.
Già nel 1980 è sorto un Comitato Permanente Fiere e Mercati che affianca l'Amministrazione Comunale con entusiasmo, assumendo iniziative promozionali atte a richiamare a Teano operatori di tutti i settori economici.
Testo del dott. Claudio Cipriano
 
 
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