Nel secondo decennio del 700 il vescovo Giuseppe Martino del Pozzo dette inizio alla costruzione di questa grande cappella per deporvi il corpo del Primo vescovo, sino ad allora custodito nella cripta. Si ignora il nome del progettista, ma le cronache affermano che fu presa a modello la cappella del Tesoro del duomo di Napoli.
Preceduta da un vestibolo nel quale erano posti due monumenti ai vescovi Del Pozzo e Cirillo, distrutti dalla guerra, la cappella a pianta centrale riceve dalla luminosità dell'ampia cupola un effetto di grande spazialità. Ai lati della porta, sono incastonate nel pavimento le lastre tombali dei vescovi Squillante e de Guevara.
I due bracci laterali avevano due altari, rimossi nel restauro, dedicati ai santi Giuseppe e Martino dei quali il vescovo del Pozzo portava i nomi. Le tre grandi pale d'altare raffigurano: s. Paride che uccide il Dragone presso il fiume Savone, S. Giuseppe e la Sacra Famiglia in fuga verso l'Egitto e S. Martino nell'atto di donare il mantello al povero. Sono tre pregevoli opere di Francesco De Mura (1696-1784), pittore di corte a Napoli e Torino. Nei quattro pilastri d'imposta della cupola, risaltano dalle grandi nicchie le imponenti statue di stucco dei santi vescovi di Teano Amasio e Urbano, immediati successori di S. Paride, di S. Lucia e S. Giuliana Falconieri. L'altare centrale custodisce sotto la mensa il corpo di S. Paride racchiuse nell'urna di bronzo visibile attraverso il vetro
Sotto l'episcopato del vescovo Aniello Broya, nel 1759, fu realizzato il prezioso busto reliquiale d'argento che ignoti trafugarono dalla cattedrale nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1982. quel busto, consimile ad altre opere di argentieri napoletani del 700, colpiva per la notevole cura dei particolari somatici del volto. L'artista prese forse a modello il quarantasettenne vescovo Broya?
Nel 1984, ultimo anno dell'episcopato teanese di Mons. Matteo Guido Sperandeo, fu realizzato un nuovo busto argenteo, dalla bottega artigiana Catello di Napoli, esposto solo in occasione della festività del Santo.