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Il coro ligneo (foto)
L'ambone cosmatesco
Il cappellone di S. Paride
Il museo della cripta
L'esterno della Cattedrale
Il campanile
 
Testi tratti dalla "Breve guida alla Cattedrale di Teano", di Giulio dDe Monaco e Guido Zarone, 1998
 
San Michele - legno policromo del 1600
Crocifisso (sec. XIV)
 

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La Cattedrale
 

LA NAVATA

Per quanto ricostruita dalle fondamenta con l'inserimento dei pochi superstiti elementi architettonici delle antiche strutture la cattedrale suscita, già a prima vista, una sensazione di grande fascino: la fuga delle colonne che lascia trasparire le arcate delle cappelle laterali, la luce che irrompe dai finestroni, la maestosità dell'arco trionfale, la luminosità del presbiterio cupolato, il Crocifisso dell'Oderisi sospeso sullo sfondo che evoca il ricordo di mistiche chiese francescane, rendono immediata la percezione di trovarsi in un sacrario di arte e di fede dove l'evidenza degli elementi artistici accresce e arricchisce la funzione evocatrice dell'Unità propria della vera arte sacra.
La navata ricalca fedelmente l'impianto della cattedrale costruita dal cardinale Pandulfo nel XII secolo. Quattordici colonne di granito, alternate tra antiche e moderne, sormontate da capitelli classici di disparata fattura, scandiscono lo spazio delle tre navate.
Tra la quinta e la sesta colonna di destra si erge l'ambone cosmatesco dalle tortili colonne poggiate su leoni stilofori, non dissimile da quegli autentici capolavori dell'arte cosmatesca delle cattedrali di Salerno e di Sessa.
Notevoli le arcatelle con decorazioni musive e piccole sculture di profeti.
Nel 1608 l'antico ambone fu danneggiato da un incendio e quindi ricomposto con un nuovo parapetto costituito da lastre ricavate da un monumento sepolcrale trecentesco, decorate con le immagini dei santi vescovi teanesi Paride, Amasio e Urbano e di S. Tearenziano e di S. Reparata, visibili ora dall'interno.

Il presbiterio com'era prima del pesante intervento di resturo del 2006

IL PRESBITERIO E IL CORO

Esigenze di spazio intorno all'altare e l'obbedienza ai canoni dell'architettura rinascimentale portarono all'ampliamento del presbiterio mediante l'abbattimento dell'abside delimitata dal maestoso arco trionfale retto da un imponente fascio di colonne e interamento decorato da formelle che culminano con il gallo araldico della famiglia teanese dei Galluccio alla quale appartenne Teodora, madre di S. Tommaso d'Aquino.
Intorno al moderno altare, di marmo cipollino dai variegati toni di gradevole verde, è stato ricomposto il prezioso coro rinascimentale.
Il coro è un autentico gioiello d'ebanisteria, costruito nel 1539 dal vescovo benedettino Antonio Maria Sertorio e restaurato una prima volta nel 1647 dal vescovo Muzio de Rosis, dissepolto dalle macerie della cupola fu restaurato in ogni sua parte e integrato in quelle distrutte da intagliatori di Sorrento nel 1957.
Da notare la varietà delle figure che mutano a ogni stallo, la morbidezza dell'intaglio sul quale è dato scorgere talvolta il segno dei colpi infertivi dall'artista, l'effetto cromatico dell'intarsio nei pannelli, l'armonica unità, dell'insieme, posta quasi a unire i canonici che per secoli vi hanno quotidianamente celebrato l'ufficio divino.
La cattedra episcopale è invece opera recente della scuola d'arte di Sorrento su modello degli stalli capitolari del coro.
A coronare degnamente la prospettiva del presbiterio e della navata è stato posto, sospeso sotto l'arcata d'imposta della cupola, il prezioso Crocifisso dell'Oderisi.
Tra le rovine della cattedrale, in un mare di travi e tavolate, fu rinvenuta la tavola sagomata a forma di crocifisso sulla quale a mala pena era visibile la figura del Salvatore. Essa finì, con tante altre, nei depositi dei reperti e fu per l'appassionata cura del canonico Arminio De Monaco che quella tavola, di cui nessuno ricorda la positura nella cattedrale distrutta, fu messa in evidenza e sottoposta all'esame di esperti.
Il Causa e il Longhi la attribuirono a Roberto Oderisi.
Per il Bologna, invece, sarebbe opera del maestro di Giovanni Barrile. È comunque da ritenersi opera di enorme valore nella pittura del Trecento.
Nel vano retrostante il presbiterio è nascosto il potente organo a canne costruito nel 1961 dalla ditta Mascioni, posto a livello più basso del presbiterio per celare alla vista l'apparato delle canne.

Sarcofago romano

Trittico dell'Ecce Homo


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