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Chiesa e monastero di S. Maria de Foris |
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| Monastero delle Benedettine
Il Monastero di S. Maria De Foris, per distinguerlo da quello De Intus, dentro la cinta murale, si trova in posizione incantevole: delimitato dalla via Calata S. Maria De Foris a sud, dalla via della Rua, ora Nicola Gigli ad est, e dalla via del carcere a Nord e dalle Rampe ad Ovest. Comprendeva l'Ospedale Civile e la parte di proprietà delle suore di S. Caterina.
Tre cortili con fontane ed alberi davano aria e luce alla vasta costruzione. La Chiesa a tre navate occupava il lato meridionale e vi si accedeva per un portico di stile lombardo da via Calata S. Maria De Foris; sulla parete sinistra si vede quest'iscrizione del Vescovo Boldoni:
COENOBIUM HOC SANCTIMONIALIUM
A DIVA MARIA DE FORIS SUIS AGNOSCIT
EX PUBBLICIS TABULIS CONDITORES
THEANI COMITES ATHENULFI ET ILDEGARDE
ANNO SERVATI ORBIS DCCCLXXX
OCTAVIUS BOLDONIUS MEDIO. EPISC. THEANI
MEMORIALEM HUNC LAPIDEM
VENERATIONI ANTIQUITATIS
EMULATIONE POSTERITATIS
GLORIAE BENEFICORUM PRINCIPUM IMMORTALI
ERIGI IUSSIT (Questo cenobio di monache di Santa Maria De Foris dai pubblici istrumenti conosce come fondatori i conti di Teano Atenolfo e Ildegarda nell'anno della redenzione 980. Ottavio Boldoni milanese, vescovo di Teano, volle erigere questo ricordo marmoreo a venerazione dell'antichità, ad emulazione dei posteri a gloria immortale dei benefici principi.) La Chiesa primitiva era stata coperta da una vistosa decorazione barocca e anche le colonne, con i capitelli, erano nascoste dentro pilastri. |
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Notizie storiche
Il convento e le chiesa di S. Maria De Foris furono costruiti nel secolo X. Nel 939 le monache benedettine di S. Maria De Intus si erano trasferite a Capua e, malgrado i numerosi tentativi, non si era riusciti a farle tornare; si pensò di fondare un altro monastero benedettino. Possediamo l'istrumento di fondazione che porta la data del V anno del principato di Landolfo (986-987) (1) nel mese di ottobre 15° Indizione, redatto dal chierico e notaio Martino in una lingua nè italiana né latina; erano i primi vagiti della lingua italiana.
”Con questo istrumento i conti Landone ed Atenolfo, la madre Radelgarda, la moglie Gervisa e quella di Atenolfo Blatta, donarono i loro beni per la salvezza dell'anima loro, (pro salvatione animae) in onore della S. Madre di Dio la Vergine Maria, S. Michele Arcangelo, i dodici apostoli e tutti i santi…
Vogliamo, dichiarano, costruire un monastero, affinché vi sia sempre una congregazione di monaci e di giovanette che ogni giorno rendano lodi a Dio e vi compiano i doveri ecclesiastici”. I beni sono accuratamente descritti con confini, provenienza e quanto potesse servire ad identificarli.
Consistono in molte pezie (appezzamenti) di terreno, alcune cum sedivilia (i servi della gleba) curti, case, ecc. nel territorio (in finibus) di Teano, Vairano, Pietramelara, Mignano, Piccilli, Alife, Capua, Falciano, Calvi, Francolise. Il documento è firmato dai Conti germani Landone e Atenolfo, dalla contessa Radelgarda, Gervisa e Blatta col consenso dei mundualdi (2) e scritto dal chierico Martino e notaio e firmato dal giudice Suppo, Sano e Sactico.
Le offerenti si preoccuparono che qualcheduno potesse disturbare il pacifico possesso dei beni donati e fanno aggiungere contro di loro terribili imprecazioni: “Abbiano parte con Giuda che tradì Gesù Cristo per crocifiggerlo, con Anna e Caifa e con gli altri empi giudei con Anania e Saffica e stiano a sinistra nel giorno del Giudizio…”.
La donazione è fatta a Luca, presbitero in Monaco, abate di Montecassino, alle ancelle di Cristo: Cristivola e Nicefora e loro successori. La costruzione dovette cominciare, forse, con le maestranze della Badia di Montecassino. |
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Vita del Monastero attraverso i secoli
In questo monastero potevano entrare solo le figlie di nobili; le monache dovevano avere la dote di 400 ducati se di Teano, 500 se forestiere, le converse ducati 50 (3). Molte giovinette in ogni secolo lasciarono gli agi, anzi il lusso, rinunziarono ai sogni dell'adolescenza per chiudersi in una squallida cella con l'abito di penitenti. Recluse volontarie o vittime di tirannici pregiudizi di casta?
Tra i nomi delle abatesse e delle monache, troviamo in ogni secolo, quelli delle più illustri famiglie della nobiltà feudale e cortigiana: Galluccio, Lottiero, Caracciolo, Del Pezzo, De Carles, Barattucci, De Renzis, Abenavolo, Filomarino, e tante altre, non solo di Teano, ma anche Sessa, Salerno, Napoli.
Benedetto Pezzullo (2) riporta alcuni elenchi di monache, estratti dai protocolli notarili. Nel 1611 vi erano: D. Claudia r Caterina Del Pezzo (dal notaio Mandavillano), D. Beatrice Lattiero, D. Zenobia, Lucrezia, Beatrice, Porfida, Ippolita, Martino De Carles, D. Beatrice Barattucci, D. Dianora De Raino, D. Lucrezia Poà, D. Cornelia Scaglione, D. Giulia di Pranzo, D. Domizia e Diana Dei Monti, D. Beatrice, Musacchi; 16 monache, oltre le converse.
Nel 1717 (dal notaio Paride De Dionisio), le monache erano: l'abatessa D. Claudia Del Pezzo, le monache: D. Beatrice Del Pezzo, D. Anna galluccio, D. Elena Del Pezzo, D. Agnese De Angelis, D. Cecilia e Maria Barattucci, D. Reparata De Rimaldo, D. Costanza e Chiara Giungano, D. Mariangela Gonfalone.
Nel 1754 le monache erano 16, 2 educande, 10 converse, 5 serve particolari.
Nel 1758 le monache erano 14: abatessa D. Serafina De Angelis; monache: D. Aurora De Ponte, D. Ippolita Caracciolo, D. Gaetana Del Pezzo, D. Maria Maddalena De Auxliis, D. Silvia ed Adriana Carrara, D. Vincenza Mercadante, D. Maria Vittoria e Maria Giuseppa Venuti, D. Maria Rosa Schippini, D. Marianna De Angelis, D. Teresa Galluccio.
Nel 1758, finalmente, la famiglia del venerabile monastero si componeva di 46 persone: 13 coriste, 10 educande, 12 converse, 11 donzelle di servizio.
Pratilli (5) afferma che il monastero costruito dai Conti Longobardi, fu distrutto dai terremoti, incursioni nemiche, o altro infortunio; le monache dovettero andare ad abitare nel monastero di S. Maria De Intus, e poi, in questo nuovamente costruito.
Domenico Giordano (6) lo nega assolutamente perché in nessuna parte si legge che il monastero attuale sia stato ricostruito in luogo diverso da quello di prima. |

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Nega anche l'altra affermazione che ai suoi tempi il monastero aveva perduto alquanto dell'antico splendore e sarebbe rovinato al peggio se Anna Galluccio, che fu più volte abadessa, con la sua cura e diligenza, non fosse riuscita a ridurlo al primitivo splendore e decoro. Anzi afferma D. Giordano: “Vigoreggia e splende al massimo grado per il numero delle giovani che vi abitano, per la nobiltà delle principali famiglie anche della città di Napoli e per il profumo di ogni genere di virtù per la regolare osservanza”. Il monastero possedeva immense ricchezze in terreni, case, orti, censi, livelli, rendite presso banche. Non furono solo i fondatori che si spogliarono delle loro ricchezze per arricchirne le spose di Cristo; ma, nel corso di nove secoli, molti altri donarono i loro beni con atto tra vivi e per testamento. Nella seconda metà del ‘700, Anna Galluccio, unica superstite del ramo di Teano, lasciò il vastissimo potere olivetano e castagneto sulla collina di S. Antonio, masserie presso Pugliano e S. Marco denominate: “I Gallucci” e diverse altre presso Teano e Cerinola, la maggior parte denominate anche qui: “I Gallucci” (7).
La stessa casa dei Gallucci, che secondo un'antica tradizione, era presso l'orto del carcere, fu annessa al monastero, forse dove Mons. Licata costruì il Teatro.
L'abadessa D. maria De Auxiliis, nobile napoletana, ottenne dal principe D. Michelangelo Gaetani Grande di Spagna e duca di Sermoneta, la concessione di un tarì di acqua, per il diametro di un tubo di bronzo di oncia una e minuto uno. L'istrumento fu redatto dal notaio Carloantonio Borrello il 23 settembre 1770, e fece costruire la fontana barocca nel cortile di fronte alla porta d'ingresso.
I grossi volumi delle platee, il libro delle polizze di banco, degli affitti dei territori, il notamento dei censi, rendite, affitti, ed altre rendite, depositati in Curia, furono tutti distrutti dal bombardamento aereo del 6 ottobre 1943.
Erano gli unici testimoni di un vistoso patrimonio che in secoli di fede erano stati affidati alla chiesa per costruire il patrimonio dei poveri.
Il Comune di Teano, in forza della legge 6 luglio 1866, art. 20, chiese la cessione di tutto il fabbricato del Monastero di S. Maria De Foris da esso incamerato e l'ottenne e ne entrò in possesso il 23 maggio 1893. Il verbale di consegna fu pubblicato da Giacomo Cipriano (8). Le poche monache rimaste ripararono prima nella casa del duca di Caianello presso il monastero, poi nel convento di S. Caterina. |
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La Congrega di Carità iniziò subito le pratiche col Comune per la permuta di parte del monastero con le fabbriche adibite ad Ospedale, Monte dei Pegni e gli uffici amministrativi.
L'ingegnere Vincenzo Capaldo fu incaricato di redigere il progetto. Il vasto edificio fu diviso in 3 parti: la prima comprendeva l'antico edificio lungo la Calata S. Maria De Foris, il cortile inferiore, il giardino e la parte a nord dove fu costruito il Teatro. La seconda comprendeva le stanze sul corridoio di accesso alla Chiesa. La terza, tutto il quarto nuovo lungo le rampe del vescovado.
La prima quota fu comprata dalle monache per restituirvi il monastero. La seconda fu destinata a casa parrocchiale. La terza fu trasformata in ospedale civile con progetto dell'ingegnere Vincenzo Capaldo, prima, e poi di Emilio Santillo. Così, dopo circa nove secoli, l'istituzione sorta con la generosa donazione dei conti Longobardi, come tutte le cose di questo mondo, moriva.
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(1) Questo importante istrumento che Domenico Giordano dice conservato nell'archivio di S. Maria De Foris (Santa Visita – p. 241) fu pubblicato da Camillo Pellegrino. – T. I p. 238.
(2) Mundualdi – Nel diritto longobardo i mariti considerati tutori delle mogli.
(3) Benedetto Pezzullo: Breve discorso storico – p. 165.
(4) Benedetto Pezzullo: Breve discorso storico – p. 165.
(5) Camillo Pellegrino – Historia Principum Longobardorum: Dissertatio Pratilli – T. I. p. 241.
(6) D. Giordano – Visitatio – p. 241.
(7) B. Pezzullo – op. cit.
(8) G. Cipriano – op. cit.
Capitolo Dodicesimo, pagg 73 – 80 |
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