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Testo del dott. Claudio Cipriano
 
 
 

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L'arme della Città di Teano
 

La più antica raffigurazione di data certa dell'arme di Teano finora conosciuta, rimonta al 1596, perché è sotto questa data che fu composto l'artistico portale della chiesa dell'Annunziata, di “jus di padronato“ della Città.
L'emblema civico compare sul lato destro entrando, mentre quello della istituzione religiosa è scolpito nella base dell'altra colonna.
Altra identica scultura, forse di poco antecedente, che fu dissepolta dai soci del Gruppo Archeologico Sidicino, è attualmente collocata alla sommità dello scalone del Municipio.
Nell'archivio comunale è poi custodito l' “Inventario delli beni mobili, e stabili de la casa santa de l'Annunziata de la città di Tiano fatto nell'economato de SS.ri Gover (nato) ri Ottavio de Renzi, Bartolomeo Martino, Pompeo Staccone, et Orazio de Garamo casciero nell'anno M.D.C.XXX - 1630 -“, la cui prima pagina è artisticamente disegnata e riporta, a colori, gli stemmi della Città e della Chiesa.
Tutte e tre le armi menzionate, riportano l'identica raffigurazione, anche se l'artista scultore del portale e il grafico dell' “inventario” , hanno interpretato lo stemma con qualche leggera differenza dovuta all'estro artistico, che pur non inficiando il significato complessivo dell'arme, va fatta oggetto di qualche puntualizzazione. La prima attiene, ma solo dal punto di vista stilistico, il volo dell'aquila che sovrasta il castello; l'altra la raffigurazione della porta del castello stesso, che mentre sulle sculture, più antiche, è chiaramente chiusa, nel disegno del 1630 è invece figurata aperta. Questa differenza ha, come appresso si vedrà, un proprio specifico significato araldico.
È bene chiarire che prima dell'avvento dell'araldica, le Città più importanti improntavano i loro atti con sigilli che in genere rappresentavano i loro più significativi edifici (1): la figura stilizzata del castello o della cinta muraria, ovvero di un tempio.
Infatti si conoscono sigilli che rappresentano , ad esempio : la Città di Roma con la relativa cinta muraria ; i tre templi più importanti di Istanbul e quelli di Gerusalemme ; le torri di Amburgo ed Emmich ; le rocche di S. Marino. Ma anche molte città hanno oggi per emblema il castello e le torri: Belgrado, Bratislava, Camberra, Dublino, Edimburgo, Praga, Vaduz, etc. È da rimarcare come le torri del sigillo di Amburgo, siano poi state mantenute nello stemma araldico.
Così è molto probabile che Teano abbia tratto uno dei simboli di quello che fu poi la sua arme, il castello torricellato, appunto dal proprio sigillo. L'altro emblema, l'aquila, fu aggiunto posteriormente, come si vedrà, e fu così composto lo stemma araldico di cui tuttora si fregia la nostra Città.
Le armi nobiliari, cui seguirono da presso quelle civiche, ebbero il loro sviluppo con le Crociate, allorché sorse la necessità di distinguere, tra i ranghi dell'esercito, i manipoli dei vari principi e conti.
La croce, di vari colori e fogge, fu tra gli emblemi araldici più antichi, insieme alla conchiglia, in ricordo del mare attraversato, ed alla mezzaluna, simbolo dell'Islam. A questi, simboli e ricordi delle Crociate, se ne affiancarono altri, tra i quali l'aquila ed il leone, in emblema di potenza e di forza. L'aquila, poi, fu per eccellenza il simbolo dell'Impero (S.R.I.) e derivava direttamente dall'aquila romana, emblema delle legioni e fu usata nella sua rappresentazione più antica. Fu adottata per primo da Carlo Magno, quando fu incoronato imperatore nel giorno di Natale dell'anno 800.
Solo nel 1401 essa divenne bicipite, in quanto in tal foggia adottata dall'imperatore Sigismondo.
L'aquila simbolo della potenza, della vittoria e dell'Impero fu, nella rappresentazione più remota usata nel colore naturale, così come compare anche nella pagina dell' “inventario” .
Nelle armi di famiglia significò concessione ed omaggio al S.R.I. A Teano, ad esempio, troviamo l'aquila nello stemma della famiglia Lotterio, ancora presente in Vico I Guastaferri, la quale, come è noto, spiegò l'aquila in omaggio a Corradino di Svevia (2).
Ma quando l'aquila fu assunta, con significato araldico, nello stemma di Teano?
Certamente prima del 1401, data dalla quale incominciò ad essere bicipite, non prima, però, delle Crociate. Dunque il limite cronologico va ricompreso tra il 1095 e la fine del 1300.
Certamente essa deve essere interpretata quale omaggio al S.R.I. o come concessione imperiale.
Io propendo per questa seconda ipotesi, analizzando le vicende che coinvolsero la nostra Città nel XIII secolo, tenendo anche conto delle pretensioni di dominio che la Chiesa ebbe su Teano ed altre città della Campania, del definitivo predominio imperiale, nonché valutando l'attenzione, la promozione e l'affetto che, in particolare, un grande monarca manifestò verso la città nostra.
È noto che Federico II, di cui ricorre quest'anno l'ottavo centenario della nascita, nel 1220, dopo la sua incoronazione ad imperatore, venuto in Terra di Lavoro rese demaniali le città di Sessa, Teano e Mondragone (“ Suessa, Theanum, et Rocca Dragonis in demanium revocat “. Riccardi de S. Germani Chronicon. - Anno 1229 -). Ma essendo Federico impegnato in Siria per la Crociata , l'esercito papale si impadronì con la forza di Teano, Calvi e di tutte le “ terre dei figli di Pandolfo“ cioè del territorio dell'antica contea longobarda di Teano ( “ Teani necnon Civitas, et Calenum veniunt ad mandatum Papae “. Riccardi de S. Germani Chronicon. - Anno 1229 - ).
Ma l'imperatore, ritornato in Italia, venne alla riconquista delle città vilmente sottrattegli dal Papa, e nell'ottobre dello stesso anno 1229 le truppe del pontefice, di stanza in Teano, si arresero a Federico (“Civitas Theani Imperatori se reddidit". Chronicon, cit. ), che ne bandì il vescovo, fatto poi rientrare nel mese di Luglio del successivo anno 1230, così come ancora ci conforta Riccardo di S. Germano: “Tunc Theanensis, Alifanus, Venafranus Episcopi, et Praelati alii de Regno esclusi, ad sedes proprias libere revertuntur" .
Nell'agosto del 1233, Ettore da Montefusco, Giustiziere di Terra di Lavoro, convoca in Teano, sede di Curia (3) , i vescovi di Caserta, Calvi, Carinola, Venafro, Alife e Nola (cfr. Chronicon, cit. Camera M., Annali delle due Sicilie, p. 163 ).
Tutto ciò lascia pienamente supporre come Federico, dopo aver ripreso Teano, avervi scacciato il vescovo ed insediato il Giustiziere di Terra di Lavoro, abbia voluto apporre nel sigillo civico il simbolo della sua imperiale podestà, quale suggello di dominio perpetuo sulla città a lui cara.
Ciò forse avvenne nell'anno della riconquista di Teano (1229) e mai più nobile origine poteva avere lo stemma araldico della nostra Città.
Analizzando araldicamente la nostra arme, secondo consolidati significati, si trae che il castello denota nobiltà antica e podestà feudale; le torri potenza, comando. Il castello è chiuso, e ciò denota fedele custodia. È, inoltre, torricellato, merlato e fabbricato d'argento e di nero. È terrazzato di verde, e questo colore ha il significato di possedimenti, possessioni. Il campo è azzurro, e l'argento del Castello in tale campo è emblema di virtù forte, a somiglianza di fortezza inespugnabile. L'aquila al colore naturale, che è la più antica, è simbolo dell'Impero.
La nostra arme, pertanto, può essere così descritta: “D'azzurro, al castello chiuso, torricellato, merlato e fabbricato d'argento e di nero, sormontato dall'aquila imperiale, terrazzato di verde".
L'arme, in tutte e tre le raffigurazioni richiamate, è inserita in uno scudo ovale, che rappresenta l'ancile usato dai Romani e che, secondo la leggenda, piovve dal cielo a Numa Pompilio. È da notare che pur essendo in auge, nel XVI secolo, lo scudo sannitico, la nostra Città ha preferito a questo quello ovale, di più nobile e remota tradizione.

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(1)  I sigilli, di origine pre araldica e senza alcun significato d'arme, rappresentavano l'imprimatur agli atti della città, in mancanza dei quali i rescritti stessi non rivestivano alcun valore.

(2)  Identicamente l'aquila fu assunta dalla famiglia Galluccio, che inserì nel cuore del proprio stemma, che è il poco che rimane di quella superba scultura in pietra nera, che rappresentava l'aquila ad ali dispiegate, che fino alla metà degli anno 50 era possibile ammirare nella parete di fondo di vicolo I Ginnasio, quando fu distrutta (o trafugata?) ignobilmente, per aprirvi le due insignificanti finestre del Seminario.

(3)  Ebbi modo di leggere, in una pubblicazione delle Edizioni Regina, l'annuncio di un interessantissimo lavoro, poi mai pubblicato, sulla “Curia Normanno - Sveva di Teano“.

(4)  Il Comune dovrebbe rifare il civico gonfalone, in quanto in esso non sono rispettati i colori originari dell'arme, che non possono mai essere alterati, così come invece è stato fatto da una fantasiosa ricamatrice, su erronee indicazioni del Comune stesso.

 
 
© Mimmo Feola Pro Loco Teano - Teanum Sidicinum - Piazza Municipio 1, 81057 - Teano (CE) [Associazione di promozione sociale (legge 383/2000)]