Di antichissima famiglia patrizia teanese che godè nobiltà in Teano, nel Sedile dell'Olmo, ed in Napoli, ove fu ascritta a quello Capuano. Ebbe la prima, la seconda e la terzogenitura. I primogeniti furono Duchi di S. Cipriano, Marchesi di Cesa, Dugenta e S. Marcellino, e Baroni di Scarasciano e Callincapo. I secondogeniti furono baroni degli Infanti ed i terzogeniti Marchesi de'Monti. A questa famiglia, che si estinse in Teano nella parsona di D. Giulio, nella prima metà dello scorso secolo, appartenne Isabella che fu madre di San Francesco Caracciolo della Villa. Monumenti sepolcrali dei Barattucci sono, in Teano, nel Duomo, in S. Francesco ed in S. Caterina, ove per il rifacimento del pavimento sull'altare maggiore, è stata divelta una bellissima lastra marmorea, al presente collocata altrove. Nacque nel 1486. “ Di somma intelligenza ” e “ homo doctissimus ”, a soli ventitre anni, nel 1509, divenne Giudice della Gran Corte della Vicaria. Nel 1534 Carlo V lo elevò all'altissima carica di Consigliere Imperiale, e quattro anni dopo gli fu conferita quella, onorevolissima, di Avvocato Fiscale del Real Patrimonio, “che esercitò con attenzione e zelo fin all'anno 1561, nel quale assalito da mortal febre, gli convenne (sic!) abbandonare tutte le faccende di questo mondo ” (Giovanni Bernardino Tafuri, Historia degli scrittori nati nel Regno di Napoli, Napoli, 1770, T. III, p. 6, p. 387).
Fu autore delle famosissime Adnotationes ad consuetudines Neapolitanas che furono raccolte con somma diligenza da Camillo Salernitano e da lui pubblicate, in uno splendido volume in folio , a Venezia, nel 1586. Fu sepolto in Napoli nella Chiesa di Monteoliveto e, come ci tramanda Cesare d'Engenio nella p. 508 della Napoli Sacra , la sua immagine compare ritratta nel magnifico quadro che adorna la Cappella della Purificazione. Dalla lastra tombale, compaiono le cariche e gli uffici da lui ricoperti. |